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La scuola Nei tempi più antichi, il padre in persona impartiva la prima educazione scolastica, quella elementare, ai figli. Lo storico Plutarco racconta che Catone, un importante uomo politico, assunse personalmente la cura di suo figlio, nonostante avesse in casa uno schiavo litterator che insegnava a molti altri ragazzi. Catone non voleva che suo figlio fosse rimproverato da uno schiavo, perciò si fece egli stesso maestro elementare, di diritto, di ginnastica: non solo insegnava al figlio a lanciare il giavellotto, a cavalcare, a combattere a piedi, a nuotare nei vortici impetuosi, ma scrisse anche di suo pugno le "Storie", in modo che il figlio potesse disporre in casa del libro di testo per conoscere la storia passata e per approfondire le tradizioni del proprio popolo. Con il passare del tempo i figli vennero affidati a scuole esterne all’ambiente domestico: a 7 anni i figli dei ricchi andavano a scuola. La scuola poteva essere una semplice stanza o un locale separato dalla strada per mezzo di una tenda: gli scolari sedevano su panche o sgabelli, tenendo sulle ginocchia le tavolette spalmate di cera su cui scrivevano; il maestro di solito aveva una seggiola con la spalliera (cathedra). Gli insegnanti, pagati dalle famiglie degli alunni, erano in genere greci e talvolta erano schiavi; erano severissimi e battevano spesso i loro scolari con un bastone, la "ferula". Ragazzi e ragazze frequentavano scuole elementari diverse, dove imparavano a leggere, a scrivere e l’aritmetica. La scuola cominciava la mattina alle sei e finiva alle quattro del pomeriggio con una breve pausa per la colazione a mezzogiorno.
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Scrivevano su frammenti di coccio o tavolette di cera con una penna di metallo detta "stylus". Gli studenti più grandi scrivevano su fogli di papiro usando penne di canna e inchiostro fatto con una miscela di gomma e fuliggine. |
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Contavano con l’aiuto di sassolini detti "calculi", con le dita oppure con l’abaco. |
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Leggevano le parole scritte dal maestro su una tavola coperta di sabbia o di farina. Se si dimostravano indisciplinati o disattenti venivano frustati dal maestro. A 12 anni i ragazzi studiavano la letteratura sotto la guida di un "gramaticus" greco, imparavano a parlare e a scrivere correttamente la lingua greca, la seconda lingua che ogni ragazzo apprendeva dopo il latino, e ricevevano anche lezioni di aritmetica. Imparavano a memoria opere di letteratura e svolgevano temi: facevano la versione in prosa delle poesie e le commentavano. In questa fase di studi, molto importante era la storia. Il ragazzo apprendeva gli esempi di sacrificio, di dedizione alla patria e di valore militare degli antenati. Con questo insegnamento si trasmetteva nel futuro cittadino il senso della grandezza di Roma, la lealtà verso lo Stato ed il rispetto per i costumi degli avi. A 17 anni andavano alla scuola secondaria, durante la quale imparavano la retorica, cioè a parlare in pubblico. Quest’arte, fatta non solo di capacità oratorie (ben parlare e ben gestire), ma anche di grandi conoscenze scientifiche e tecniche, era indispensabile per i comandanti degli eserciti (dovevano saper incitare con argomenti validi le loro truppe, rincuorandole nei momenti di sconforto e di fatica), gli uomini politici (dovevano saper controbattere agli avversari e convincere il popolo) e gli avvocati (dovevano essere in grado di sostenere davanti ai tribunali le cause loro affidate, con argomenti ben fondati sul diritto romano). Contemporaneamente venivano preparati alla vita militare; imparavano a combattere e a sopportare gli stenti. Quanto alle bambine dovevano semplicemente saper filare e tessere. Si applicavano invece nella musica e nel canto e qualche volta erano in grado di leggere in greco. Quando una ragazza compiva i 13 anni, lasciava la scuola. Continuava la sua istruzione a casa, dove veniva educata a diventare una brava casalinga. Poiché le donne non esercitavano una professione, non avevano bisogno di andare a scuola. Tutto questo valeva però per i figli delle migliori famiglie. I figli del popolo rimanevano quasi sempre nella più totale ignoranza e cominciavano a lavorare ancora bambini.
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