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I DIVERTIMENTI A ROMA Una forma terribile di "divertimento" aveva luogo nell’anfiteatro. Era qui, infatti, che di fronte a un grande pubblico i gladiatori lottavano l’un contro l’altro all’ultimo sangue, o combattevano contro belve. Criminali, prigionieri e, in seguito, cristiani, venivano gettati nell’arena ad affrontare leoni e tigri tenuti a lungo digiuni perché fossero più feroci. Molti gladiatori erano schiavi addestrati al combattimento in una scuola apposita; alcuni diventavano ricchi e famosi, ma pochi vivevano a lungo.
Ecco cinque tipi |
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Questo spettacolo fu tra i favoriti del popolo romano per vari secoli. La folla dell’anfiteatro non aveva alcuna pietà del gladiatore ferito. Se un gladiatore restava ferito in combattimento, veniva ucciso: un gladiatore ferito – pensavano i romani – non serviva più a nulla. Spesso, alla fine di un combattimento, l'imperatore poteva dare il segnale di "pollice alzato" o " pollice verso": con il primo gli concedeva la vita, con il pollice verso ne decretava la morte. E' per questo che ancora oggi lo stesso gesto viene usato per indicare che tutto è o.k., va tutto bene. |
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Il più grande anfiteatro del mondo romano fu il Colosseo. La sua inaugurazione, nell’80 d. C., fu festeggiata con cento giorni di spettacoli ininterrotti.
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La corsa delle bighe Lo sport preferito dei romani era la corsa dei carri (bighe). I romani erano appassionati di questo sport proprio come oggi noi siamo entusiasti del calcio. Alla corsa dei carri partecipavano quattro squadre: i Bianchi, i Verdi, gli Azzurri e i Rossi. Le bighe potevano essere a due, tre o anche quattro cavalli: più numerosi erano i cavalli, più era difficile controllare la biga. Il pubblico romano faceva forti scommesse sulla squadra che sperava vincitrice della gara. Gli aurighi (i guidatori dei carri) potevano guadagnare enormi somme di denaro. I romani infatti li adoravano e li consideravano degli eroi. Alcuni aurighi famosi potevano vantare più di mille vittorie, ma altri morivano per qualche incidente dopo poche gare.
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