l'esercito   

La principale ragione grazie a cui i romani riuscirono a conquistare un così vasto impero risiedeva nel loro esercito, efficiente, disciplinato, perfettamente addestrato, che arrivò a contare fino a 450.000 soldati.

L’esercito si formava solo in caso di guerra ed era costituito da una legione (legio=leva) composta da 300 cavalieri e da 3000 fanti.                   

 

I legionari erano organizzati in:   

    coorti: 600 uomini                                

   legione

    centurie: 100 uomini

Nei primi tempi una legge obbligava tutti i cittadini adulti, maschi e liberi (con esclusione, quindi, degli schiavi e degli stranieri), a prestare il servizio militare per sette anni, pagandosi l’armatura.

In seguito, la maggior parte dei soldati era costituita da volontari che dovevano avere la cittadinanza romana ed essere alti almeno 1,72 metri. Quando era stata arruolata, la recluta era mandata al campo, dove veniva addestrata a marciare, cavalcare, nuotare e combattere.

Quello che a noi oggi appare un dovere molto gravoso, era vissuto come un onore dai romani più antichi, fieri di poter servire la patria. Questa disponibilità era ricompensata in modo molto vantaggioso, perché il territorio strappato ai nemici (ager publicus) veniva in parte distribuito tra i combattenti, che per di più potevano partecipare al saccheggio delle città espugnate.

Si venne così a creare la figura del cittadino soldato che, in quanto cittadino di Roma, combatteva per il suo Paese e, in quanto soldato, aveva diritto a un pezzo di terra del Paese stesso.

In periodo di guerra, la vita del soldato era un misto di vita al campo, lunghe marce, aspre battaglie e saccheggi.

In tempo di pace, i soldati dovevano costruire accampamenti e ponti, innalzare fortificazioni, costruire o riparare strade e perfino seminare campi con la semente portata al seguito.

VITA DURA

La vita nell'esercito era dura. Il minimo sgarro si pagava con frustate e ai piantagrane veniva ridotta la razione. Nelle legioni ammutinate (ribelli) un uomo su dieci veniva ucciso: da qui il verbo "decimare".

Lunghe marce di addestramento di 30 km avevano luogo tre volte al mese: si marciava con pesanti equipaggiamenti per prepararsi alle campagne militari

 

         

Quando era in marcia, il legionario doveva percorrere una trentina di chilometri al giorno. Egli portava con sé: una provvista di grano per almeno quindici giorni, un cesto, un piccone, un’ascia, una sega, una pentola per cucinare, due paletti per la palizzata del campo e tutti l’armamento personale, cioè corazza e armi. Centinaia di muli portavano le tende, l’armamento di riserva e le macchine d’assedio.

l'uniforme

Ogni soldato riceveva un’uniforme il cui costo era dedotto dalla paga.              

L’abbigliamento fondamentale era uguale per tutti:

tunica di lana o di lino

bretelle di lana

mantello per i climi più rigidi

corsetto in maglia di ferro oppure tunica di pelle con strisce di metallo

cintura (cingulum) che aveva alcune strisce di cuoio decorate con supporti metallici che durante la marcia emettevano un rumore che contribuiva a terrorizzare il nemico

elmo di metallo (cassis)             

scudo ricurvo di legno e cuoio (scutum)                                            

schinieri di metallo

sandali (caligae) con una suola chiodata, appositamente studiati per permettere                                               

lunghe marce

 

 

                      

                                                                                                                             

Le armi

Le armi che il soldato riceveva d’ordinanza erano:

gladium: spada corta (60 cm) a doppio taglio da portare a destra della cintura,    facile da usare nel corpo a corpo, infliggeva terribili ferite                                                                    

pugium: pugnale alla sinistra        

 

due pilum: giavellotti (uno pesante ed uno leggero) per forare le armature avversarie.

 

 

A volte, in battaglia, i soldati romani si raggruppavano e alzavano i propri scudi per proteggersi: Questo tipo di manovra era detto "testuggine" perché chiudeva il gruppo in una specie di corazza impenetrabile.              

 

 

 

 

 

Le macchine da guerra

Alle armi di cui erano dotati i legionari si devono affiancare le macchine da guerra, strumenti indispensabili se si doveva espugnare una città con le sue mura alte, spesse e robuste.             

La macchina più elementare era l’ariete,         un lungo palo rinforzato da una punta di ferro, che veniva spinto energicamente contro porte o mura, per creare un varco: era una macchina tanto pesante che occorrevano fino a 200 uomini per manovrarla.

Per impadronirsi della città, gli assedianti ricorrevano anche alle balestre e alle catapulte:          le prime scagliavano lance, le seconde enormi macigni.

Quanto agli assediati, l’unico mezzo di difesa di cui disponevano era il lancio sui nemici, dall’alto delle mura, di acqua e olio bollente, legni infuocati e pesanti pietre.

 

                

 

 

 

L’accampamento

Durante le guerre, che a volte duravano anni, i soldati alloggiavano in accampamenti da loro stessi costruiti secondo uno schema che era sempre lo stesso: un rettangolo diviso a metà dei suoi lati da due strade perpendicolari.

Le tende, allineate con assoluta regolarità, erano in pelle, e poiché dovevano ospitare fino a due legioni (12.000 uomini), erano molto fitte.

Le legioni di guardia ai confini risiedevano invece in accampamenti stabili, in muratura: botteghe, taverne e persino il cimitero facevano di questi castra (così i romani chiamavano gli accampamenti) delle piccole città: infatti, non poche città europee, come per esempio Verona, hanno questa origine.